PAOLA RIZZO PAOLA RIZZO
PAOLA RIZZO
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Recensioni critiche

   

Gli ulivi nei quadri di Paola Rizzo

I primi ad accoglierti nella bottega di Paola sono loro,
gli ulivi, impressi per sempre nella tela,
illuminati da fiotti di luce,
scaturiti da un pennello come una carezza.
Sono forza, longevità, lavoro di padri con calli alle mani.
Serbano ricordi di parole e leggende antiche e belle,
sono l'olio della poesia, mistero della vita,
essenza della pietà. E della sensualità.
L'ulivo di Paola s'inchina all'uomo,
che vuole vivere, danzare, volare e non smettere d'amare. Mai.

(Antonio Mellone)

 

 Paola Rizzo e la sua eccellente opera: L’ulivo


Di quella pianta che vive, che si contorce e che si rigenera in ogni primavera, lei stessa ne è  foglia, ne è gemma, ne è frutto e gioiosa fronda.
Da ché l'ulivo è un seme, a quando con le sue radici raggiunge il cuore della terra, elargisce generosa energia benefica contro la tristezza, contro il gelido vento di  giorni bui, contro l'arsura che ci secca l'anima, contro il disagio dell'imbarazzo.
Dov'è la somiglianza tra una natura così nobile e forte ed una creatura così simile ad essa, se non la sua stessa maestria d’artista del colore nel comunicarci, attraverso i suoi dipinti, le sue emozioni e le sue stesse profonde passioni, i suoi pensieri, la sua preghiera e le sue gioie, il suo canto e le sue risate?
Gli oli di Paola, grandi e piccoli,  infondono luminosità, i suoi orizzonti soffici pensieri che assorbono la mente e trasportano lontano, lontano nel tempo e nella stessa storia della nostra terra.
Con il suo paziente e poderoso lavorio ricrea e rende viva la forza e la meravigliosa  immagine di quella natura che lei stessa porta dentro di se.


(Marcello D’Acquarica)

 
Il carattere sacro della natura

I grandi oli della pittrice si presentano come ampie scenografie di paesaggi
dall'aperta solarità mediterranea.
La pittrice pugliese vede negli alberi d'ulivo i protagonisti di storie secolari,
chiavi di lettura per intendere un mondo che le appartiene per nascita e per
formazione, ma come nel teatro greco più arcaico, collega ogni storia individuale
ad un medesimo, comune, universale destino. Alla monotematicità dei soggetti pittorici non corrisponde alcuna facilità o immediatezza di lettura delle opere, perchè il linguaggio della giovane artista, già maturo, racchiude in sè anche la concettualità del simbolo. Dall'albero, quale archetipo di longevità e di stabilità cosmica, l'artista ne segue la genesi, con le abili pennellate di tipo segnico ne percorre i canali di sviluppo del suo divenire, per scoprire la "struttura sottesa, l'impresso codice genetico, il comune DNA, quale carattere universale, rivelato nella specificità d' ogni forma". Per questo, facendo leva sulla sua fervida creatività, Paola Rizzo mimetizza abilmente, all'interno della rugosa corteccia di quei vetusti giganti vegetali, figure umane che si avvitano e si divincolano (quasi fossero prigioni michelangiolesche) entro gli stretti legami della materialità esistensiale. L'artista, facendo leva sull'inconscio collettivo per risalire all' "archè" e per percorrere la genesi d'ogni cosa, opera un processo di metamorfosi osmotica, capace di elevare la naturalità dell'uomo a dimensioni di superiori sfere, per liberarne la spiritualità e rivelarne la sua sacrale componente di "un essere dalla natura cosmica".

(Marisa Grande)

 

Il respiro della natura


Paola Rizzo coglie il respiro della natura in tutta la sua religiosità e lo focalizza in paesaggi poetici che, pur nell'immediatezza dell'immagine, assurgono a testimonianza di una memoria onirica.

I colori appaiono fiabeschi in questo suo modo dove la precisione del segno non diventa fotografia ma anzi, sublima la bellezza.

La trama segnica e l'abilità tecnica consentono a  Paola di immergersi in campi atmosferici sempre più vasti, dove le emozioni sublimano il timore della perdita e quasi ci costringono a mantenere nella memoria la limpida/pregnante cromaticità delle tele.

Il paesaggio diventa una sorta di spazio entro il quale sono catturate le emozioni e dal quale si sprigiona una luce calda e intensa; i colori diventano strumento di tramite e di verifica e introducono nella profondità dell'immagine e nell'essenza del suo significato. Ben venga, dunque, l'arte figurativa quando questa presenti, come ora, la naturale attuazione del rapporto uomo-terra e sia così il canto della vita.


(Antonio Secchi)

 

Gli "Archetipi" di Paola Rizzo

Paola Rizzo intende, con il suo fare artistico, porre se stessa a noi, insieme a lei, di fronte ad un'identità di una cultura come quella salentina, che passa anche attraverso i suoi ulivi, presenze già privilegiate nel campo dell'arte locale. La pittrice li offre come chiave di lettura di un mondo che le appartiene per nascita e formazione, ma ne fa anche un pretesto per riflettere sui processi morfologici che si pongono alla base della vita. Nell'avvitarsi degli ulivi verso la luce, come in ogni essere di natura, Paola vuole scoprire la struttura sottesa, l'impresso codice genetico, il comune D.N.A., il carattere universale rivelato nella specificità d'ogni forma.

La creatività si pone all'origine della loro genesi, la pittura procede per linee, quasi che ogni pennellata voglia e possa costruire un percorso organico, nel quale s'incanala e e scorre linfa vitale, per partecipare allo sviluppo naturale delle cose, ma anche liberarne lo spirito, librarlo in alto, verso altre dimensioni. E' qui la metafisica del suo linguaggio artistico, che allontana la sua pittura dall'ispirazione naturalistica di partenza. Non potrebbe essere altrimenti, se si vuole giustificare che lei, giovane donna del terzo millennio, abbia potuto scegliere, quasi sorprendentemente, un tema ricorrente di un filone tradizionale della produzione impressionista salentina. Ci sarebbe da chiedersi del perché delle sue scelte, se il perché non fosse pienamente rivelatola primo sguardo dal totale rinnovamento linguistico, già a partire dal taglio scenografico impresso al paesaggio, scelto in funzione di una rappresentazione di carattere teatrale, dove gli alberi, da elementi indistinti di natura divengono personaggi. Essi si offrono come protagonisti isolati in monologhi di natura esistenziale, o in coppia intrecciano musicali, sciolti dialoghi, uniti in un unico ed accettato, liberatorio, vincolo amoroso.

L'albero centenario partecipa di tale processo linguistico, sublimandosi in simbolismo che sa di sogno, là dove la realtà esistenziale da espressionista diviene surreale, sulle note di un ritmo musicale e formale, che scandisce i tempi, dal fisico allo psichico. Paola, da donna consapevole delle cose dell'arte, ha mirato in alto, quasi volesse, con un esempio di colta similitudine, favorire il riscatto della sua terra d'origine e della sua gente, scegliendo di vincolare all'interno dell'ulivo-simbolo esseri umani, quasi eroici prigioni michelangiolesche. E' proprio in quell'avvitarsi su se stessi, in quel dibattersi per vincere e far vincere il principio armonico della natura più autentica dell'essere, che Paola trova il massimo dell'esaltazione dello spirito. Si snoda, cosi, attraverso un riproposto processo alchemico, il principio dell'osmosi dimostrata tra il suo essere e il suo fare creativo, poiché lei stessa partecipa di questo processo di consapevolezza e di aspirata libertà interiore, ponendosi fuori e dentro la sua opera, per divenire insieme regista e protagonista.

Non si chiede Paola da dove le proviene la sua forza, sa che deve lottare per un riscatto: di una natura al collasso, di un essere umano morente, di una psiche alienata, di un'armonia cosmica devastata?

Qui è l'inconscio di Paola che fa leva sull'inconscio collettivo per risalire all'archè, per percorrere la genesi di ogni cosa, per farsi guidare lungo un percorso interiore, per immergersi in canali sommersi di processi sotterranei, dove scorre la linfa generatrice più autentica ed essenziale alla vita, dove lei trova l'acqua, simbolo delle acque primeve prenatali, fiumi sotterranei apportatori di vita per gli ulivi e per gli uomini, linfe vitali che scorrono nel grembo della madre terra, dove radici contorte si protendono nelle cavità di un mondo misterioso, ribaltato, che accende la fantasia.

La pittrice, ha visto nell'ulivo l'archetipo per penetrare in un mondo inconosciuto, risalire alle origini del suo stesso essere donna, per fortificarsi, ha scelto d'immergersi per emergere, di risalire alle origini per essere fiera delle sue origini. Ha scelto l'ulivo come simbolo di una vita, ma anche di sofferenza. Solo dopo aver percorso il processo di una metamorfosi arcaica ed alchemica dove l'acqua è principio di vita, può giungere all'idea chiara di una rinascita avvenuta per purificazione che riscatta l'umanità tutta, senza differenze. E' ponendosi interrogativi forti che la pittrice intende fornire risposte autentiche a se stessa, e si adopera per comunicarle con un linguaggio polisemantico, pur usando una medesima chiave, che le serve per aprirsi ai misteri di un mondo sommerso di conoscenze di tradizioni, per riproporre una cultura che ci appartiene, ma che sentiamo lontana, quasi fosse un mondo ribaltato, lontano e virtuale.

(Marisa Grande)

 


Apparenze e Realtà  


Paola Rizzo, giovane artista pugliese, con olio o china, rappresenta una serie di secolari ulivi della sua terra che sembrano animarsi di immagini umane, assumendo in una metamorfosi continua, forme che possono richiamare abbracci, simbiosi, il senso di abbandono o di solitudine, una danza, o figure straordinarie, come " La Pietà".

E' un gioco continuo di realtà e di apparenze, una simbiosi tra visibile e visionario, in uno scambio di forme quasi biomorfe, per l'intreccio di aspetti umani, vegetali che una pianta, come l'ulivo, riesce nel tempo ad assumere in sé.

L'artista si sente impegnata in un cordiale contatto con la natura che traduce, grazie ad un solido e consapevole impianto compositivo, ad un particolare timbro stilistico e ad un disinvolto gusto narrativo.


(Michele Fuoco)

 


Paola Rizzo e i suoi Ulivi


Paola Rizzo è Pittrice, laureata all'Accademia delle Belle Arti di Lecce con una tesi in Anatomia Artistica dal titolo " Fisicità e psichicità di un linguaggio universale: il Volto".

Bravissima con la matita, nei chiaroscuri, il suo talento sembra esprimersi al meglio nella tecnica della pittura ad olio su tela. Nature morte, paesaggi bucolici, panorami, soggetti religiosi, scene di vita quotidiana, ritratti di volti umani o fantastici... sono stati i soggetti della sua prima produzione artistica. Da qualche anno ha "incontrato" il soggetto che poi è divenuto la costante della sua opera: l'ulivo, la pianta che per eccellenza rappresenta l'ambiente, la natura della terra salentina. Sembra esserci ormai una dipendenza, quasi ancestrale, tra l'artista e quest'albero considerato "sacro" dai nostri avi, alla stessa stregua di un nume tutelare del luogo.

Fonte primaria di vita, sostentamento per i nostri padri, l'ulivo diviene fonte primaria di ispirazione per Paola, girovaga per i campi di Puglia, sempre alla ricerca di emozioni, rinnovate idee e potenza creativa.

L'ulivo è quella pianta di cui l'aneddoto dice che onde evitare di diventare materia prima per la croce di Cristo, da allora si contorce e si annoda. Proprio questi contorcimenti e nodi nei suoi dipinti diventano materia pensante e animata. Maestosi ed imponenti ovvero piccoli ed umili, gli ulivi ritratti incredibilmente vivono e si muovono. Chiunque, ammirandoli, può sentire la suggestione delle piante che si abbracciano teneramente nella brezza del meriggio che muove dolcemente l'erba; che piangono all'aurora; che ridono beffardi; che danzano o fungono in mezzo ai campi di papaveri e margherite nelle luce meridiana.

La fantasia ti porta a scorgere nei contorcimenti dei tronchi e dei rami, nella forma  della chioma, una "Pietà", una madre che stringe il proprio pargolo, un volto, un corpo flessuoso di una ginnasta o quello di un'avvenente fanciulla, quello del Cri sto sulla croce, quello di un vegliardo e quello di un infante. E ancora, sagome di bestie selvatiche, figure mitologiche, chimere...


(Antonio Mellone)

 

Disincantato coinvolgimento


Non con distacco di mestiere, ma con intimo, disincantato coinvolgimento, Paola Rizzo, narra la patogenesi del Sud con una puntigliosa ed insistente raffigurazione dell'ulivo assunto a emblema del secolare attaccamento alla terra. La prodigiosa sintesi tra argomento trattato e la linearità del linguaggio trattato, straordinari canali comunicativi, raggiungono la meta con efficacia e persuasione. Non sussidiarie ma in funzione efficace della composizione le opzioni tecniche relative al supporto, ai pennelli, alla gamma dei colori al gesto pittorico.

Pure il sapiente artificio prospettico è complementare all'armonica contestualizzazione del tema proposto. Paola conquista la platea con rappresentazioni destinate a lasciare permanente traccia e forte pulsione alla riflessione.

(Gianni Perchiazzi)

 

Premio Oscar per le Arti Visive

Motivazione Critica


Una stesura simbolica fatta di mille percezioni segniche che assumono le sembianze oniriche di una struttura uniformemente legata alla natura.

I vincoli descrittivi sono popolati di messaggi intimistici, equilibrati da una segnica dalla stesura coinvolgente, che racconta la sua immensa attrazione artistica.


(Mariarosaria Belgiovine)

 
 
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